Relazione conclusiva del progetto SI.FI.VITE
Il progetto Sostenibilità ed Innovazione nella Filiera Vitivinicola (SI.FI.VITE) è nato con l’obiettivo di promuovere una vitivinicoltura siciliana sostenibile e innovativa, capace di coniugare tutela ambientale, competitività economica e qualità dei prodotti.
Le attività hanno interessato l’intera filiera, dalla vigna alla cantina, fino agli aspetti logistici ed energetici, con un approccio integrato basato su viticoltura di precisione e sull’impiego di tecnologie avanzate per monitorare e ottimizzare i processi. L’obiettivo è stato duplice: ridurre l’impatto ambientale e i costi di produzione, e al tempo stesso rafforzare il posizionamento delle imprese vitivinicole nei mercati sempre più attenti alla sostenibilità.
La filiera viticola
Gli interventi hanno riguardato difesa fitosanitaria, gestione della chioma e del sottofila, uso di cover crop, compostaggio, irrigazione mirata, monitoraggio bioclimatico e introduzione di piante mellifere. Queste pratiche hanno permesso di:
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ridurre l’uso di fitofarmaci e la diffusione di patologie come peronospora, oidio e muffa grigia;
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migliorare la fertilità e la struttura del suolo;
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ridurre i costi legati a concimi e irrigazione;
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incrementare la qualità delle uve e la redditività complessiva, anche grazie a colture complementari.
La filiera enologica
In cantina, le azioni si sono concentrate su: produzione di vini a basso contenuto di solfiti, vini con gradazione controllata, risparmio energetico e informatizzazione dei processi per la tracciabilità. I benefici attesi riguardano:
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maggiore salubrità e qualità dei vini;
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ampliamento del target di mercato;
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riduzione dei costi produttivi;
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garanzia di una filiera tracciabile e trasparente.
Le prove sperimentali
Un aspetto centrale del progetto è stato lo svolgimento, dal 2021 al 2025, di prove di vinificazione su uve bianche e nere, con l’obiettivo di confrontare protocolli tradizionali e innovativi e verificarne la validità scientifica in diversi contesti climatici.
Per le uve bianche, i confronti hanno riguardato:
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un protocollo standard in iper-riduzione, volto a preservare aromi e freschezza attraverso tecniche di protezione dall’ossidazione;
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un protocollo innovativo in iper-ossidazione, che ha privilegiato processi di flottazione e stabilizzazione in grado di esaltare la struttura del vino e rispondere a nuove esigenze produttive.
Per le uve nere, i test hanno previsto:
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una vinificazione tradizionale, basata su raccolta a maturità piena, gestione attenta della fermentazione alcolica e malolattica e focus sulla stabilità del prodotto;
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un protocollo innovativo, che ha anticipato la raccolta per mantenere freschezza e acidità, prevedendo fermentazioni combinate e un monitoraggio costante per ottenere vini moderni, equilibrati e adatti a mercati più esigenti.
Le sperimentazioni hanno permesso di confrontare, anno dopo anno, le potenzialità dei diversi approcci, offrendo indicazioni concrete per un modello produttivo vitivinicolo più sostenibile, tecnologico e competitivo.
Vini a basso contenuto di solfiti
Tra i risultati più significativi, il progetto ha indagato le possibilità di ridurre l’uso dei solfiti, da sempre impiegati per preservare il vino dall’ossidazione e dalle contaminazioni microbiche. L’obiettivo era rispondere alla crescente sensibilità dei consumatori verso prodotti più naturali e salutari, mantenendo al contempo la stabilità e la qualità dei vini.
Le prove hanno dimostrato che:
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nelle uve bianche, i protocolli innovativi hanno consentito di abbattere sensibilmente i livelli di solforosa, garantendo vini stabili, meno ossidabili e più salubri;
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nelle uve rosse, la riduzione dei solfiti ha dato risultati più complessi: da un lato ha ridotto i tempi di fermentazione e l’impiego di additivi, dall’altro ha comportato in alcuni casi un innalzamento dell’acidità volatile e una minore estrazione polifenolica, con effetti sulla struttura del vino.
Queste differenze hanno evidenziato che la strada verso vini a basso contenuto di solfiti è più immediata e conveniente per i bianchi, mentre nei rossi richiede ancora ulteriori approfondimenti tecnici e un bilanciamento tra qualità ed efficienza economica.
Vini a gradazione alcolica predefinita
Un’altra linea di ricerca ha riguardato la possibilità di ottenere vini con un grado alcolico controllato, in linea con le nuove preferenze dei consumatori che prediligono vini più freschi, leggeri e “beverini”.
Poiché le tecniche di de-alcolazione risultano ancora costose, complesse e in parte limitate da un quadro normativo incerto, il progetto ha concentrato gli sforzi direttamente sulla gestione in campo e in cantina. Le strategie sperimentate hanno incluso:
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potature più lunghe, con un maggior numero di gemme per contenere la concentrazione zuccherina e favorire un migliore equilibrio tra buccia e polpa;
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irrigazioni mirate poco prima della vendemmia, capaci di abbassare sensibilmente il grado zuccherino delle uve;
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blocco della fermentazione tramite filtrazione, così da mantenere un livello alcolico più basso e una piacevole dolcezza residua.
Queste prove hanno consentito di ottenere vini con gradazioni più contenute (intorno ai 9–10 gradi alcolici), aromatici, freschi e apprezzati da una fascia crescente di consumatori.
Risparmio energetico e buone pratiche
Un ulteriore filone del progetto ha riguardato l’efficienza energetica. Accanto alla sensibilizzazione e formazione del personale sull’uso responsabile dell’energia, sono stati adottati interventi concreti per ridurre i consumi e utilizzare fonti rinnovabili.
In particolare, l’azienda ha installato due impianti fotovoltaici sul tetto della cantina, ha efficientato le attrezzature di lavorazione e sperimentato protocolli di vinificazione a basso impatto energetico. Inoltre, sono state condotte prove per ottimizzare i tempi e le modalità di raccolta: la vendemmia nelle prime ore del mattino ha permesso di ridurre sensibilmente l’uso di energia per il raffreddamento delle uve, con un risparmio diretto fino al 38% e un maggiore utilizzo dell’energia fotovoltaica.
Nel caso dei vini bianchi, il protocollo innovativo di iper-ossidazione ha consentito di vinificare a temperature più alte, riducendo il fabbisogno energetico di oltre un terzo e migliorando al contempo la qualità organolettica dei vini. Per i rossi, l’introduzione di protocolli alternativi ha permesso di sfruttare meglio l’energia solare durante la fermentazione, con vantaggi energetici e qualitativi, in particolare per l’estrazione polifenolica.
Sono in corso ulteriori studi, anche con l’ausilio di tecnici specializzati, per valutare l’applicazione di sistemi innovativi come il recupero di energia geotermica.
Marketing e logistica
Accanto agli aspetti produttivi, il progetto ha posto attenzione anche al marketing e alla logistica, con l’obiettivo di rendere la filiera non solo più sostenibile, ma anche più competitiva sui mercati. Le azioni hanno riguardato la promozione di pratiche di marketing sostenibile e l’ottimizzazione della logistica, così da garantire:
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un incremento delle vendite anche a livello internazionale;
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consegne più rapide ed efficienti;
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una maggiore soddisfazione dei clienti finali.
