C’è una Sicilia che non si accontenta di fare buon vino. Una Sicilia che sperimenta, studia, innova. Che vuole produrre meglio, consumando meno. Che guarda alla sostenibilità non come a un’etichetta da apporre in etichetta, ma come a una pratica quotidiana, concreta, rigorosa. È qui che nasce S.I.F.I.VITE, un progetto che ha portato nel vigneto e in cantina un’ondata di innovazione scientifica e ambientale destinata a cambiare il volto della vitivinicoltura siciliana.

Il progetto S.I.F.I.VITE: un modello di innovazione e sostenibilità

Finanziato dal PSR Sicilia – Misura 16.1, attraverso risorse FEASR, statali e regionali, S.I.F.I.VITE è promosso da un’Associazione Temporanea di Scopo composta da sei aziende agricole – Feudo Artù, Donna Contessa, Vivano, Pugliesi, Per le Uve e AGER – con il referente scientifico del progetto, Nino Galfano, agronomo e innovation broker, che ha seguito passo dopo passo ogni fase del progetto.

“L’idea era chiara fin dall’inizio – racconta a Terrà Galfano -. Volevamo ridurre l’impatto ambientale del lavoro in vigna e in cantina, migliorare la qualità del prodotto finale e costruire un modello replicabile anche da altre aziende del territorio. Abbiamo unito strumenti di precisione, pratiche agronomiche innovative e un approccio olistico alla sostenibilità, sempre con un’attenzione concreta ai risultati”.

Riduzione dei fitofarmaci: l’utilizzo innovativo dei raggi UV-C

Tra i tratti più distintivi del progetto c’è senza dubbio la riduzione dei fitofarmaci grazie a tecniche alternative, alcune delle quali assolutamente all’avanguardia. La più promettente? L’utilizzo dei raggi UV-C direttamente sulle viti, un metodo capace di stimolare le difese naturali della pianta.

Le prove sul campo sono state condotte in diverse fasi fenologiche e in contesti climatici differenti. I raggi UV-C, applicati ogni dieci giorni circa, hanno mostrato un’azione preventiva significativa contro l’oidio. “Per la peronospora siamo in fase di valutazione – prosegue l’esperto – ma il potenziale è altissimo. È come se la pianta venisse “allenata” a reagire meglio non solo agli agenti patogeni, ma anche agli stress abiotici come il caldo eccessivo o le gelate tardive”.

L’intuizione nasce da ricerche internazionali, ma è proprio nella Sicilia del vino che prende forma concreta: meno chimica, più intelligenza naturale. E, soprattutto, più rispetto per la terra.

Progetto sifivite
Progetto sifivite

Viticoltura di precisione: droni e mappe satellitari

Ma la lotta ai patogeni non è l’unico fronte. Il progetto ha portato nei vigneti anche la viticoltura di precisione, fatta di droni, mappe satellitari e interventi mirati. Una regia silenziosa e invisibile, che permette di agire solo dove serve. “Abbiamo usato i droni per monitorare i vigneti e applicare concimazioni a rateo variabile. Questo riduce i consumi, migliora la salute della pianta e consente una tracciabilità totale delle operazioni agronomiche, un valore aggiunto per chi oggi cerca vino trasparente e certificato”, aggiunge Galfano.

L’impiego della geotermia

Altro ambito esplorato è quello della sostenibilità energetica in cantina, con un’idea tanto semplice quanto rivoluzionaria: sfruttare la temperatura costante del sottosuolo per raffrescare e riscaldare gli ambienti dove il vino nasce e riposa. La geotermia, in questo caso a sonda orizzontale, ha permesso di ottenere un’efficienza energetica straordinaria.

Come spiega ancora l’esperto, s’è regitrato un incremento del coefficiente EER da 3 a 5 e del COP da 2,9 a 4,2 il che vuol dire oltre il 38% di energia risparmiata, con un taglio netto alle emissioni di CO₂. Un impianto del genere può essere installato anche da aziende medio-piccole, con costi sostenibili e grande impatto positivo sul piano ambientale.

Nuove tecniche per vini più leggeri e salutari

Non poteva mancare, infine, l’attenzione al prodotto finale: vini più leggeri, con meno solfiti e più attenzione al consumatore. Anche qui la sperimentazione è stata rigorosa e audace: defogliazione precoce per ridurre l’accumulo zuccherino, uso di lieviti a bassa resa alcolica – anche non-Saccharomyces – e nuove tecniche fisiche di stabilizzazione microbiologica, che permettono di limitare l’anidride solforosa senza compromettere la qualità e la durata del vino.

Insomma, il mercato cambia, sempre più persone vogliono bere bene e responsabilmente. Non cercano il vino forte, cercano equilibrio, trasparenza, identità. “Noi stiamo lavorando per dare una risposta concreta a questa nuova domanda, nel rispetto del territorio e delle sue tradizioni”.

Condivisione e trasferibilità: un modello virtuoso

Il progetto S.I.F.I.VITE si concluderà entro la fine di giugno, ma le sue ricadute andranno ben oltre. I risultati sono già stati condivisi in incontri con operatori del settore, pubblicati su riviste specializzate e resi disponibili attraverso canali istituzionali. Tutto nella logica di massima condivisione e trasferibilità: perché l’innovazione, per essere davvero utile, deve circolare, contaminare, ispirare.

In un momento storico in cui l’agricoltura è chiamata a ripensarsi di fronte ai cambiamenti climatici, alla scarsità di risorse e alla crescente attenzione dei consumatori, S.I.F.I.VITE rappresenta un modello virtuoso di transizione ecologica applicata. Un esempio tutto siciliano di come si possa coniugare tecnologia, ambiente e cultura del vino, per una viticoltura che non solo produce, ma educa, rispetta e guarda avanti.

“Abbiamo fatto un primo passo – conclude Galfano –. Ora tocca al sistema Sicilia fare in modo che queste esperienze non restino isolate. Perché innovare non significa solo cambiare strumenti, ma cambiare mentalità, e noi – in questo progetto – abbiamo dimostrato che è possibile”.

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